HomeAlimentazione › Pesce glassato: quanta acqua aggiunta stai pagando senza saperlo
Alimentazione

Pesce glassato: quanta acqua aggiunta stai pagando senza saperlo

📅 12 Settembre 2026✍️ di Cecilia Rosatti⏱️ 8 min di lettura

Stai cucinando un filetto di merluzzo surgelato. Lo metti in padella, il fuoco è giusto, ma dopo pochi minuti il fondo è pieno d’acqua, la carne si spappola invece di dorarsi, e il pesce — quello che sembrava bello compatto nella confezione — si è ridotto a qualcosa di pallido e floscio. Hai fatto tutto bene. Il problema non è in cucina: era già nel sacchetto.

La glassatura — lo strato di ghiaccio che riveste il pesce surgelato — esiste per una ragione tecnica precisa. Ma quando è eccessiva, diventa un peso che paghi a prezzo di proteina.

Il pesce vale quello che pesa senza acqua. Tutto il resto è ghiaccio che si scioglie.

Cos’è la glassatura e perché esiste davvero

La glassatura — in inglese glazing, in etichetta indicata spesso come “glassato con acqua” — è un sottile strato di acqua ghiacciata applicato sul pesce subito dopo la surgelazione. La sua funzione originale è tecnica e legittima: isolare il prodotto dall’aria, rallentare l’ossidazione dei grassi, prevenire le bruciature da freddo (il cosiddetto freezer burn, quel velo biancastro opaco che compare quando le fibre superficiali si disidratano a contatto diretto con l’aria gelata del congelatore).

Senza glassatura, un filetto di merluzzo o un gambero surgelato a lungo perderebbe umidità, sapore e consistenza. In questo senso, la glassatura è una tecnologia di conservazione, non una truffa. Il problema nasce quando lo strato di ghiaccio smette di essere una protezione sottile e diventa una parte significativa del peso totale del prodotto.

Il numero che conta: la percentuale di glassatura

La normativa europea — il Regolamento (UE) n. 1169/2011 sull’etichettatura degli alimenti, integrato per il pesce dal Regolamento (UE) n. 1379/2013 — stabilisce che il peso netto sgocciolato del pesce glassato deve essere dichiarato in etichetta. In altre parole, il produttore è obbligato a indicare quanto pesa il pesce senza il ghiaccio.

In pratica, questa indicazione c’è quasi sempre — ma è spesso nascosta in caratteri piccoli, accanto alla scritta “peso netto sgocciolato” o “peso netto al netto della glassatura”. La percentuale di glassatura può variare enormemente: dal 5–10% nei prodotti di qualità superiore fino al 20–30% in quelli più economici. Alcune confezioni di gamberi sgusciati, in particolare provenienti da allevamenti extraeuropei, hanno raggiunto percentuali ancora più alte, documentate da indagini dei NAS e di associazioni di consumatori italiane.

Tradotto in numeri concreti: una confezione da 500 g con il 20% di glassatura contiene 400 g di pesce e 100 g d’acqua. Stai pagando il quinto del peso in ghiaccio.

In 60 secondi capisci quanto ghiaccio c’è nel tuo sacchetto

Non serve un laboratorio. Bastano un colino, una bilancia da cucina e un minuto di pazienza.

1. Pesa la confezione chiusa

Annota il peso lordo (quello sulla bilancia) e il “peso netto sgocciolato” dichiarato in etichetta. La differenza tra i due include confezione, glassatura e, in alcuni casi, eventuali additivi liquidi. Se la differenza è superiore al 20–25% del peso lordo, il livello di glassatura è alto.

2. Scongela sotto acqua fredda corrente

Metti il pesce in un colino sotto un filo d’acqua fredda per qualche minuto, il tempo sufficiente a sciogliere la glassatura superficiale. Poi lascia sgocciolare su carta assorbente per 2–3 minuti.

3. Pesa di nuovo

Confronta il peso sgocciolato con quello dichiarato in etichetta. Se i due valori coincidono entro pochi grammi, il produttore è stato onesto. Se il peso reale è sensibilmente inferiore a quello dichiarato, hai trovato un’irregolarità da segnalare (puoi farlo tramite il sito del Ministero della Salute o rivolgerti a un’associazione dei consumatori come Altroconsumo).

4. Guarda la padella

Questo è il test più immediato: se cuoci il pesce direttamente dal surgelato e si forma immediatamente un liquido abbondante che fa “bollire” il fondo della padella invece di far rosolare, la glassatura era spessa. Non è un difetto di cottura: è acqua che doveva essere ghiaccio.

Perché una glassatura eccessiva cambia la qualità nel piatto

Al di là del discorso economico, il problema della glassatura pesante è anche sensoriale e nutrizionale.

Quando il pesce cuoce, la sua struttura muscolare — fatta di fibre di actina e miosina, le proteine contrattili del muscolo — rilascia liquidi. Se il pesce è stato in contatto prolungato con uno strato spesso di ghiaccio, la superficie esterna ha già subito una parziale disidratazione e reidratazione ripetuta. Il risultato in padella è una consistenza molle, fibrosa in modo sgradevole, con scarsa capacità di formare la crosticina dorata che si ottiene con un buon prodotto fresco o correttamente surgelato.

Dal punto di vista nutrizionale, la glassatura in sé non aggiunge calorie né sottrae nutrienti in modo significativo. Ma un pesce che rilascia molta acqua in cottura tende a essere cotto in modo meno omogeneo: la parte esterna si lessa nel liquido mentre quella interna resta cruda più a lungo, rendendo più difficile il controllo della temperatura al cuore del prodotto.

La trappola del “prodotto naturale” senza additivi

Alcune confezioni riportano diciture come “glassato solo con acqua” o “senza polifosfati”. Queste affermazioni meritano attenzione.

I polifosfati — sali dell’acido fosforico usati come additivi alimentari (E450, E451, E452) — vengono a volte aggiunti all’acqua di glassatura o iniettati nelle carni di pesce e gamberi per aumentarne la capacità di trattenere acqua. Il risultato è che il prodotto assorbe ancora più liquido, appare più voluminoso, e lo rilascia in cottura. L’uso dei polifosfati è legale entro certi limiti stabiliti dal Regolamento (CE) n. 1333/2008 sugli additivi alimentari, ma deve essere dichiarato in etichetta.

La dicitura “senza polifosfati” è quindi una garanzia reale, non un vezzo di marketing — ma non dice nulla sulla percentuale di glassatura. Un prodotto può essere senza polifosfati e avere comunque il 25% di ghiaccio. Le due cose vanno lette insieme.

Come si comporta il mercato italiano: Nord, Centro, Sud e pescherie

In Italia il pesce surgelato è acquistato principalmente nei supermercati, ma la cultura del pesce fresco — forte nelle regioni costiere e nelle città di mare — crea una pressione implicita sulla qualità del surgelato venduto nella grande distribuzione.

Al Nord, nelle grandi città della pianura padana lontane dal mare, il merluzzo e il pangasio surgelati sono spesso la prima scelta per praticità. Qui la glassatura è meno sotto esame, e le confezioni di fascia economica — spesso con percentuali più alte — trovano mercato più facilmente.

Al Centro e al Sud, soprattutto in Sicilia, Campania e lungo l’Adriatico, la presenza di pescherie tradizionali e mercati rionali attivi mantiene viva la concorrenza con il fresco. Chi compra al mercato del pesce il sabato mattina è già abituato a guardare l’occhio del branzino, a premere la polpa col pollice. Quella stessa attenzione, portata davanti allo scaffale del surgelato, aiuta a fare scelte migliori.

Un consiglio pratico per chi vive lontano dal mare: confronta due confezioni dello stesso prodotto calcolando il prezzo per 100 g di peso netto sgocciolato, non per 100 g di peso lordo. È l’unico modo per confrontare prezzi reali.

Protocollo: come comprare e cucinare il pesce surgelato riducendo al minimo il problema

  1. Leggi sempre il “peso netto sgocciolato” in etichetta, non il peso lordo. Se l’etichetta non lo riporta, la confezione non rispetta le norme: evitala.
  2. Calcola la percentuale di glassatura: sottrai il peso sgocciolato dal peso lordo, dividi per il peso lordo e moltiplica per cento. Sotto il 10% è buono. Tra 10 e 20% è nella norma. Sopra il 20% valuta se il prezzo lo giustifica.
  3. Scongela in frigorifero, non a temperatura ambiente: metti il pesce in un piatto con bordo nella parte bassa del frigo la sera prima. L’acqua di glassatura si raccoglie nel piatto, e la carne rimane asciutta in superficie.
  4. Asciuga prima di cuocere: tamponare il filetto con carta assorbente prima di metterlo in padella fa la differenza tra una crosticina dorata e un lesso involontario.
  5. Preferisci prodotti con certificazione MSC o ASC: non garantiscono la percentuale di glassatura, ma indicano standard di produzione più controllati, spesso associati a una filiera più trasparente anche nell’etichettatura.
  6. Confronta la stessa referenza tra catene diverse: lo stesso tipo di prodotto (es. filetti di merluzzo nordico) può avere percentuali di glassatura molto diverse a seconda del fornitore. Vale la pena fare il calcolo una volta sola per trovare il prodotto di riferimento.

Quando il pesce fa davvero male: cosa la glassatura non c’entra

La glassatura eccessiva è un problema di qualità e di trasparenza commerciale, non un rischio per la salute in senso stretto. Il pesce surgelato correttamente — anche con una glassatura generosa — è sicuro da mangiare.

I rischi reali legati al pesce sono altri: la catena del freddo interrotta (che favorisce la proliferazione batterica), la presenza di metalli pesanti in specie di grandi dimensioni come il pesce spada o il tonno pinna gialla (da consumare con moderazione, specialmente in gravidanza, come indicano le linee guida del Ministero della Salute), e le allergie o le intolleranze individuali. Se dopo aver mangiato pesce — surgelato o fresco — compaiono sintomi digestivi persistenti, eruzioni cutanee o qualsiasi reazione che non scompare in breve tempo, è sempre il medico la prima persona da sentire.

Abitudini da tenere per comprare meglio

  • Leggi sempre il peso netto sgocciolato prima di confrontare i prezzi al chilo.
  • Diffida delle confezioni che non riportano il peso netto sgocciolato: non è un obbligo opzionale.
  • Preferisci confezioni trasparenti che ti permettono di vedere lo spessore della glassatura a occhio nudo.
  • Scongela sempre in frigorifero e asciuga prima di cuocere: due gesti che migliorano il risultato qualunque sia la qualità del prodotto.
  • Fai il test della bilancia almeno una volta per il prodotto che usi più spesso: ti basta farlo una volta per sapere se fidarti di quella marca.
  • Segnala le irregolarità: se il peso sgocciolato reale è molto inferiore a quello dichiarato, puoi segnalarlo al Ministero della Salute tramite il portale dedicato alle allerte alimentari.

Il pesce vale quello che pesa senza acqua. Tutto il resto è ghiaccio — e il ghiaccio non nutre.

Fonti

Cecilia Rosatti

Curiosa e viaggiatrice, Cecilia ha trascorso lunghi periodi in Asia dove ha imparato tecniche di digitopressione e rituali detox. Nei suoi articoli spiega come abbinare queste pratiche orientali a rimedi di tradizione italiana, creando routine quotidiane di benessere naturale.