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Zona FAO del tonno in scatola: la sigla che cambia il pesce nel tuo piatto

📅 13 Settembre 2026✍️ di Angelica Guarini⏱️ 8 min di lettura

Apri la lattina, scoli l’olio, la versi sull’insalata. Lo fai da anni, e non hai mai guardato oltre la parola “tonno” e il prezzo al supermercato. Un giorno, per caso, noti una scritta piccola sul fondo della scatola: FAO 51. O forse FAO 34, o FAO 87. Niente che sembri urgente. Eppure quella sigla risponde a una domanda che pochi si fanno: da quale oceano viene davvero questo pesce, e cosa porta con sé?

La zona FAO non è un codice doganale per addetti ai lavori. È la mappa di dove il tonno ha vissuto, cosa ha mangiato, quanto tempo ha impiegato ad arrivare sulla tua tavola, e — soprattutto — quanto mercurio e altri contaminanti ha avuto modo di accumulare nel grasso muscolare prima di finire in scatola.

Scegliere guardando la zona FAO non significa diventare esperti di oceanografia. Significa fare la stessa cosa che fai quando scegli la frutta: guardare l’origine, non solo il cartellino del prezzo.

Cos’è una zona FAO e perché sta sull’etichetta

La Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite ha diviso gli oceani in aree numerate, ciascuna corrispondente a un bacino marino con caratteristiche biologiche, ecologiche e normative specifiche. In Europa, il Regolamento (UE) n. 1169/2011 obbliga i produttori di pesce in scatola a indicare la zona FAO di cattura sull’etichetta. Non è una scelta commerciale: è un obbligo di legge.

Il numero che trovi stampato — spesso sotto la data di scadenza o sul fondo della lattina — identifica l’oceano e il quadrante in cui il tonno è stato pescato. Le zone che incontri più spesso sulle lattine in vendita in Italia sono la FAO 51 (Oceano Indiano occidentale), la FAO 57 (Oceano Indiano orientale), la FAO 71 (Pacifico centro-occidentale), la FAO 61 (Pacifico nord-occidentale), la FAO 34 (Atlantico centro-orientale) e la FAO 87 (Pacifico sud-orientale).

Ogni zona ha popolazioni di tonno con storie diverse: età media degli esemplari catturati, catena alimentare locale, livelli di pressione di pesca, controlli sanitari applicati nei porti di sbarco. Questi fattori si traducono in differenze reali nella qualità del prodotto che arriva nel tuo carrello.

In 60 secondi capisci da dove viene il tuo tonno

Non serve uno smartphone, basta la lattina in mano. Ecco come orientarti rapidamente.

1. Trova il numero FAO

Gira la lattina. Cerca la dicitura “zona FAO” seguita da un numero a due cifre, oppure la scritta “pescato in…” accompagnata dal nome dell’oceano. Se c’è solo il nome dell’oceano senza numero, l’indicazione è meno precisa ma già utile. Se non trovi nulla, è un segnale di etichettatura carente: il dato è obbligatorio per legge.

2. Abbina il numero all’oceano

FAO 34 = Atlantico centro-orientale (acque africane occidentali). FAO 47 = Atlantico sud-orientale. FAO 51 e 57 = Oceano Indiano. FAO 61, 67, 71, 77, 81, 87 = varie porzioni dell’Oceano Pacifico. Il Mediterraneo ha la sua zona (FAO 37), ma il tonno mediterraneo in scatola è raro perché la specie locale — il Thunnus thynnus, il tonno rosso — è sotto forte pressione e quasi sempre destinata al mercato del fresco o all’export verso il Giappone.

3. Controlla la specie

La zona da sola non basta: abbinala alla specie. Il Thunnus albacares (tonno pinna gialla o yellowfin) e il Katsuwonus pelamis (tonnetto striato, spesso etichettato come “skipjack”) sono le specie più comuni in scatola. Il Thunnus obesus (bigeye) accumula mercurio più facilmente perché nuota a profondità maggiori e si nutre di prede più grandi. Leggere la specie insieme alla zona ti dà un quadro molto più preciso.

4. Cerca la certificazione MSC (se ti interessa la sostenibilità)

Il logo blu dell’Marine Stewardship Council non garantisce bassi livelli di mercurio, ma indica che la pesca è stata certificata come gestita in modo sostenibile. È un dato aggiuntivo, non sostitutivo della zona e della specie.

Perché alcune zone preoccupano più di altre: la scienza in parole semplici

Il mercurio entra in mare principalmente attraverso emissioni industriali e deposizioni atmosferiche. In acqua si trasforma in metilmercurio, la forma organica che i tessuti dei pesci assorbono con facilità. I tonni sono predatori di vertice: mangiano pesci più piccoli che a loro volta hanno già accumulato metilmercurio nei loro tessuti. Questo meccanismo si chiama biomagnificazione — la concentrazione di un contaminante aumenta ad ogni gradino della catena alimentare.

Le zone con acque più calde, catene alimentari più lunghe e popolazioni di tonno mediamente più anziane tendono a produrre esemplari con livelli di mercurio più elevati. Non è una regola assoluta — dipende dall’inquinamento locale, dalla specie e dall’età dell’esemplare — ma è la tendenza che emerge dalle analisi condotte dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e dai programmi di monitoraggio nazionali.

In Italia, il Ministero della Salute e l’EFSA fissano un limite di 1 mg/kg di metilmercurio per i pesci predatori come il tonno. I controlli su campioni di prodotto in commercio mostrano che la maggior parte delle lattine è sotto questa soglia, ma le variazioni tra zone e specie sono significative e documentate. Non si tratta di allarmismo: si tratta di informazione che ti permette di alternare le scelte.

Un elemento meno discusso è la pressione di pesca. Alcune zone — in particolare il Pacifico centro-occidentale (FAO 71) — vedono volumi di cattura molto elevati, con flotte industriali che utilizzano reti a circuizione e dispositivi aggreganti (FAD, Fish Aggregating Devices) che catturano non solo tonno ma anche tartarughe, squali e altre specie. L’impatto sulla biodiversità marina è rilevante, anche se non tocca direttamente la qualità del prodotto nel piatto.

La trappola del “tonno chiaro”: non è sempre ciò che sembra

Molte persone scelgono il tonno chiaro pensando che sia più magro o più pregiato. In realtà, la colorazione della carne dipende principalmente dalla specie e dall’età dell’esemplare, non dalla qualità nutrizionale o dalla sicurezza. Il “tonno chiaro” in scatola è spesso tonnetto striato (Katsuwonus pelamis), una specie a vita più breve che in genere accumula meno mercurio rispetto al yellowfin adulto. Ma la dicitura “tonno chiaro” non è una garanzia: senza leggere la specie e la zona FAO, stai ancora navigando a vista.

La trappola opposta riguarda il tonno “all’olio di oliva” o “di alta qualità”: il prezzo elevato non correla automaticamente con zone di pesca più sicure o più sostenibili. Alcune marche premium usano yellowfin da zone ad alto impatto; alcune marche economiche utilizzano skipjack da flotte certificate MSC. Il prezzo è un segnale debole. L’etichetta è il segnale forte.

Le zone FAO e l’abitudine italiana: come cambia la lettura da Nord a Sud

In Italia il consumo di tonno in scatola è tra i più alti d’Europa. Al Nord, nelle cucine di città come Milano o Torino, la lattina è spesso una soluzione rapida per il pranzo in ufficio — insalate di riso, panini, pasta fredda. Al Centro, soprattutto in Toscana e nel Lazio, il tonno entra nelle ricette di tradizione: pasta al tonno con pomodoro fresco, fagioli e tonno con cipolla rossa. Al Sud e nelle isole, la cultura del pesce è più radicata e la scelta tra tonno in scatola e pesce fresco è spesso una questione di stagione e di mercato: d’estate, con il pesce azzurro fresco a buon prezzo, la lattina cede spazio; in inverno torna protagonista.

In tutte queste situazioni, la zona FAO rimane invisibile alla maggior parte degli acquirenti. Al mercato rionale nessuno la spiega; nei supermercati è stampata in caratteri minimi. Eppure basta un’abitudine nuova — girare la lattina prima di metterla nel carrello — per rendere la scelta più consapevole.

Un dato pratico: le lattine acquistabili nei normali canali italiani provengono per la maggior parte da Oceano Indiano (FAO 51 e 57) e Pacifico centro-occidentale (FAO 71). Le zone atlantiche (FAO 34 e 47) sono meno rappresentate ma non rare. Quando trovi un prodotto con zona FAO 34 e specie skipjack certificata MSC, stai di solito davanti a una scelta con basso impatto ambientale e profilo di contaminanti nella media più favorevole — anche se nessun prodotto è privo di variabilità.

Protocollo pratico: come scegliere al supermercato

  1. Prendi la lattina e girala. Cerca “zona FAO” o “pescato in”. Se non trovi nulla, rimetti la lattina sullo scaffale e scegli un’altra marca: l’etichettatura incompleta è un segnale di scarsa trasparenza.
  2. Leggi la specie. Se c’è scritto “tonnetto striato” o “skipjack” (Katsuwonus pelamis), sei davanti a una specie a vita breve, con accumulo di mercurio generalmente più contenuto rispetto al yellowfin adulto o al bigeye.
  3. Abbina zona e specie. Skipjack da FAO 34 o FAO 51 con certificazione MSC è una combinazione che molte organizzazioni ambientaliste e nutrizioniste indicano come tra le più equilibrate. Yellowfin da FAO 71 senza certificazione è una scelta con più incognite, sia sul piano ambientale che su quello dei contaminanti.
  4. Varia nel tempo. Nessuna zona è perfetta e nessuna è da evitare in assoluto. L’alternanza tra prodotti di zone diverse riduce l’esposizione a qualunque contaminante locale e alleggerisce la pressione su una singola area di pesca.
  5. Non esagerare con la frequenza. Le linee guida nutrizionali di riferimento suggeriscono di non superare 2-3 porzioni di pesce predatore di grandi dimensioni a settimana. Il tonno rientra in questa categoria. Mangiarlo tutti i giorni, anche di qualità eccellente, non è raccomandato dalle autorità sanitarie per via dell’accumulo di metilmercurio nel tempo.

Quattro abitudini per comprare tonno in scatola in modo più consapevole

  • Gira sempre la lattina prima di acquistarla. Zona FAO e specie sono lì: basta cercarle. In trenta secondi hai le informazioni che contano.
  • Alterna le zone nel tempo. Non comprare sempre dallo stesso oceano: diversificare riduce l’esposizione a contaminanti specifici di una singola area.
  • Preferisci la specie skipjack quando non hai altri elementi per scegliere. Ha una vita più breve e in genere accumula meno mercurio. Non è una regola assoluta, ma è un orientamento supportato dai dati disponibili.
  • Non affidarti solo al prezzo o all’aspetto della confezione. Una lattina costosa con etichetta incompleta è meno informativa di una economica con zona FAO, specie e certificazione leggibili.

La zona FAO è il codice postale del tonno: non ti dice tutto, ma ti dice da dove viene. E sapere da dove viene un pesce è già la metà della scelta.

Fonti

Angelica Guarini

Appassionata di camminate in montagna e blend di tisane, Angelica ha vissuto un anno sabbatico nei Pirenei, dove ha imparato segreti su piante spontanee da raccoglitori locali. Ora si occupa di divulgare metodi semplici per portare il benessere naturale nella vita quotidiana di tutti.